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martedì 16 giugno 2009

La morte “grigia” della borghesia

Disprezzata dagl’intellettuali, detestata dai marxisti, la classe media sta sprofondando nella palude sociale, fino alle soglie dell’esclusione. Però in questa decadenza dei “poveri penultimi” cade il sogno della mobilità sociale

di Francesca Lippi per Il Domenicale

«Distratta, indolente, prudente, la nostra borghesia ama i suoi figli viziati e ribelli». Con queste caustiche parole Leo Longanesi tratteggiava la sua concezione della categoria sociale simbolo della società capitalistica. Del resto la classe media sembra aver sempre avuto una connotazione negativa: piccina, mediocre e perbenista, risultava pessima sia che la si osservasse con sdegno dall’alto, sia che la si guardasse con invidia dal basso. Nell’orizzonte della lotta di classe, poi, è stata vista come piena di colpe e continuamente additata come priva di morale e portatrice di disvalori o, peggio, di quei falsi valori che provocavano «rabbia, pena, schifo o malinconia» in cantautori come Claudio Lolli, speranzoso che il vento un giorno la spazzasse via.

Continua sul sito de Il Domenicale, settimanale di cultura

lunedì 17 marzo 2008

Perché il Tibet imbarazza

Si era detto “La Cina è vicina” e non lo si era detto per fare una rima baciata, ma per dire quanto l’Occidente moderno dovesse prendere spunto dalla Cina, emersa economicamente (nonostante l’inflazione attuale a circa l’8%) dopo un periodo di gran povertà. CONTINUA