‘È evidente come l’italiano televisivo si differenzi in modo radicale al suo interno: non si può parlare di un unico italiano televisivo, ma di tanti diversi italiani del piccolo schermo’. Partendo da questa convinzione Gabriella Alfieri, docente di Lingua italiana e comunicazione, presso l’università di Catania, e Ilaria Bonomi, docente di Linguistica dei media presso l’università di Milano, hanno curato il volume “Gli italiani del piccolo schermo”. CONTINUA
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mercoledì 14 gennaio 2009
giovedì 29 maggio 2008
Pubblico ed industria Mediale
In questi giorni ho dato un’occhiata ad alcuni profili MySpace. Innanzitutto ho notato che su questo network (come nella vita reale) molti utenti scrivono alla voce “Televisione”, ovvero le preferenze per i programmi, che non fruiscono questo Medium, anzi alcuni arrivano a definirlo schifoso. Di contro, però, sempre su MySpace possiamo incontrare molti artisti, come musicisti, attori di cinema (magari alternativo) oppure di teatro, i quali a ragione si lamentano del fatto che persone qualsiasi si piazzino dentro la Casa del Grande Fratello diventando così una sorta di star, mentre loro sono costretti a faticare, senza ottenere un meritato riscontro. Questo mi ha fatto ricordare le eterne polemiche che la gente faceva (aizzata anche da programmi come Striscia la Notizia) quando si scopriva che un concorrente ufficialmente anonimo di un qualche Reality o di altro programma a premi era, al contrario, una persona che già in passato aveva riempito le redazioni con i propri provini. Della serie: più non è addetto ai lavori e meglio è. CONTINUA
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